2012-05-12

Al Cai il Piolet d’Or del «bergamasco» Urubko


Il noto alpinista kazako ha donato l’ambito trofeo alla sezione Locatelli
Il presidente Marcolin: «Siamo onorati». Un grande segno di amicizia
«Bravo, sei stato proprio bravo. Pochi al mondo avrebbero potuto fare altrettanto ».
Mario Curnis non ha dubbi e di fronte alle immagini dell’impresa portata a termine da Denis Urubko con Gennady Durov nel 2011 – la nuova via sull’immensa parete nord del Pik Pobedy nella catena del Thien Shan valsa ai due la candidatura al Piolet d’or 2012 – non ha dubbi: poche parole ma chiarissime.
«Grazie signor Mario Curnis», ricambia Urubko nel suo italiano ancora un po’ sovietico, ma decisamente più efficace rispetto a qualche tempo fa.
In Italia, lo scalatore kazako trascorre diversi mesi all’anno assieme alla moglie Olga, con l’intenzione di radicarsi ulteriormente e poter risiedere a Bergamo.
La conferma proprio l’altra sera, quando, durante il consiglio direttivo del Cai di Bergamo, Urubko ha consegnato al presidente Piermario Marcolin la piccozza del Piolet d’or.
Un’ulteriore conferma dello stretto rapporto che ormai lega lo scalatore a Bergamo, oltre che al suo sodalizio alpinistico.
«L’amicizia con Simone Moro e con Mario Curnis – ha ricordato Denis – risale ormai a più di dieci anni fa ed è proprio grazie a loro che ho potuto avvicinare con uno stile alpino diverso, da quello della scuola sovietica, le montagne del Thien Shan e quelle himalaiane, ottenendo i migliori risultati della mia carriera».
«Siamo onorati di ricevere questa piccozza – ha replicato Marcolin – e di avere tra i nostri iscritti uno dei più grandi alpinisti al mondo. Sarà una coincidenza ma Urubko è nato nel 1973, anno del centenario della nostra sezione. Il prossimo anno festeggeremo il 140° e sarebbe bello farlo al suo fianco».
«È un’ulteriore conferma – ha aggiunto il past presidente Paolo Valoti – del fertile terreno che la nostra provincia bergamasca offre dal punto di vista alpinistico ma anche umano. L’avventura «bergamasca» di Denis Urubko è nata prima come una storia di amicizia tra lui e altri due grandissimi scalatori – Moro e Curnis - e ora prosegue su questo duplice binario fatto di uomini e montagne».
(Emanuele Falchetti - L’ECO DI BERGAMO, VENERDÌ 11 MAGGIO 2012)

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