2010-09-22

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BERGAMO — “Con la salita al Makalu sono finite le invernali agli ottomila himalayani, rimangono solo le 5 vette del Karakorum. Avevo pensato ai Gasherbrum per vari motivi, per prima cosa perché sapevo che al Broad Peak ci sarebbero tornati i polacchi e poi perché sono gli unici ottomila a non avere una storia di tentativi passati in invernale, quindi mi hanno attirato”. Con queste parole Simone Moro presenta il suo prossimo obiettivo alpinistico: la salita d’inverno del GII, naturalmente insieme al compagno Denis Urubko, perché squadra che vince non si cambia.


La carriera alpinistica di Moro continua quindi nella direzione delle spedizioni esplorative o quanto meno innovative. Da tempo l’alpinista bergamasco persegue obiettivi invernali, tanto che quella al Gasherbrum II sarà la sua 11esima missione.


“E’ un progetto che ho in mente da tempo – racconta Moro -. Io in Pakistan d’inverno sono già stato al Broad Peak due volte, l’ultima delle quali si è conclusa quasi con la vetta perché ero arrivato a 7840 metri e poi, per una questione di buon senso, avevo deciso di rinunciare e scendere perché ero a quella quota alle 2 del pomeriggio ed era troppo tardi per proseguire, sarebbe stato troppo pericoloso. Dopo quell’esperienza ho avuto la riprova che le salite invernali in Karakorum si possono fare”.


E’ quello che devono pensare pure gli alpinisti polacchi che quest’anno tenteranno il Broad Peak. Artur Hajzer guiderà infatti una spedizione composta da 8 connazionali, la stessa squadra che la scorsa estate ho scalato il Nanga Parbat. Il team, finanziato dal Ministero dello Sport e del Turismo, dall’Associazione alpinistica polacca e dalla Fondazione Kukuczka, ha infatti come obiettivo quello di scalare in 5 anni e per ogni anno un ottomila d’estate e uno d’inverno.


“Non aveva senso andare al Broad Peak in due spedizioni sulla stessa montagna – continua Simone Moro -, anche se con quell’ottomila ho dei conti aperti che vorrei chiudere e anche se sarebbe stata per me la scelta più facile, visto che in vetta ci sono già stato. Così ho pensato ai due Gasherbrum che sono gli unici ottomila a non avere una storia di tentativi passati in invernale, quindi mi hanno attirato. Poi lì in realtà la nostra non sarà l’unica spedizione, ci sarà anche quella di Gerfried Göschl insieme al canadese Louis Rousseau, che tenteranno il GI”.


“Io Göschl lo conosco bene – continua l’alpinista bergamasco -, avevamo anche pensato di condividere la logistica, solo che loro pensano di partire verso la fine dell’inverno, febbraio marzo, mentre io vorrei tentare a inizio dell’inverno. Un peccato perché sarebbe stata un’ottima idea, soprattutto per il trasporto, perché lì bisogna andare per forza in elicottero, non si riesce ad andare con i portatori. Comunque se ci troveremo al campo base passeremo del tempo assieme, il che non sarebbe male visto che nelle spedizioni invernali non c’è mai nessuno, e non al campo base ma in tutta la catena montuosa!”.


Una stagione invernale intensa dunque, quella che aspetta il mondo dell’alpinismo, con tre spedizioni diverse impegnate su tre differenti ottomila in Karakorum.


“Penso che con il Makalu e le altre scalate allo Shisha e al Broad Peak di aver risvegliato un po’ dell’interesse della comunità alpinistica internazionale verso le invernali – dice a questo proposito Moro -, perché prima dello Shisha Pangma, che ho salito in inverno nel 2005, di invernali non si parlava più. Dopo il Makalu, guardandomi in giro ho visto che è tornata la voglia. Di questo sono contento”.


E proprio con chi ha condiviso il successo dell’invernale al Makalu lo scorso anno andrà anche il prossimo dicembre in Pakistan. “Con Denis mi lega ormai una lunga amicizia iniziata nel ’99 – continua il bergamasco -. Io conto 10 spedizioni invernali, con questa arrivo ad 11, anche lui ne ha tante. Amici, con grandi successi alle spalle e tante spedizioni insieme, anche invernali…sarebbe stato veramente assurdo non legarsi in cordata insieme anche questa volta”.


Si tratta della prima volta per Moro sul GII. Gasherbrum I, II e Manaslu sono infatti gli unici ottomila che non ha mai visto di persona, ma la studio non gli manca e l’alpinista ha le idee chiare su quali potranno essere le difficoltà che incontreranno: trovare il percorso giusto di salita e il meteo.


“Dovremmo stare molto attenti soprattutto nel tratto per arrivare fino a campo 1 – conclude Moro -, quella zona di crepacci è la più pericolosa. Ci sono davvero dei buchi paurosi lì, non difficili tecnicamente ma molto pericolosi. Non essendo poi periodo di spedizioni il percorso ce lo dovremo trovare noi, andare sempre legati e stare molto attenti. Diciamo che mi piacerebbe poter arrivare in condizioni tali da poter essere veloci, come siamo stati al Makalu, che può essere veramente la chiave dello stile delle invernali agli ottomila, soprattutto in Karakorum. Per questo stavo pensando di fare l’acclimatamento prima di arrivare al campo base, magari già intorno a Skardu. Oppure vedremo se trovare delle soluzioni precedenti alla spedizione, per arrivare già abbastanza acclimatati e poter sfruttare le finestre di bel tempo e tentare di andare in alto già alla prima volta. Una modalità diversa rispetto a un’invernale classica, ma qui non si potrà pretendere di andare su, montare campo 1, campo 2, scendere e risalire. D’inverno non è come d’agosto e con una stagione avara bisogna essere pronti a prendere la palla al balzo”.




В общем, речь идет о том, что Симоне и я собираемся попытаться взойти зимой в начале 2011 года на вершину Гашербрум-2 (8035 м). Это будет очень интересная экспедиция, потому что на восьмитысячниках Пакистана до сих пор в зимнее время никто так и не побывал. Несмотря на многочиленные атаки в течение 25 лет.


Я надеюсь, что опыт наших совместных быстрых подъемов на 8000 даст возможность не рисковать и не тратить время по-напрасну. И поможет достичь цели.


С настроением Симоне - под его неиссякаемым оптимизмом - можно мечтать о несбыточном!

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